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Chi è il Digital Nomad?

Cari Cowalkers,

come qualcuno di voi sa, dall’ 8 al 10 novembre sono stata a Bansko, in Bulgaria, per un incontro tra coworking europei. In rappresentanza dell’Italia c’eravamo noi e il coworking Millepiani della Garbatella, già più volte premiato come miglior coworking d’Europa.

Bansko è una specie di Cortina d’Ampezzo della Bulgaria: una piccola cittadina di montagna a 180 chilometri da Sofia, che ha sempre vissuto del turismo sciistico e delle sorgenti di acqua minerale. I cambiamenti climatici di cui conosciamo la portata hanno privato Bansko sia di neve che di acqua, lasciandola attrezzata di tutti i servizi di accoglienza per i turisti (ristoranti e bar, negozi, farmacie, alloggi, hotel, pensioni, funivia…) senza che ci fossero più turisti.

Matthias E Zeitler, l’imprenditore tedesco dal quale sono stata invitata, ha avuto l’intuizione di sfruttare la presenza di tutti questi servizi, aggiunta al costo bassissimo degli immobili e a un fenomenale cablaggio della città che porta la fibra veloce ovunque, per trasformare la cittadina da località sciistica a città di coworking di riferimento internazionale per i cosiddetti “digital nomad”.

Il digital nomad è una persona che usa il computer portatile e il collegamento a Internet per sostenere economicamente i propri viaggi, svolgendo un’attività che può essere gestita online o comunque a distanza. Nella maggior parte dei casi sono queste le professioni che permettono di essere un digital nomad: web designer, data analyst, programmatore, copywriter, grafico, coach, social media strategist, blogger, assistente virtuale, traduttore, consulente (fiscale, legale, SEO etc.), scrittore, giornalista, fotografo, insegnante di lingue straniere e di qualunque altra cosa possa essere gestita tramite webinar e lezioni video. Addirittura ho conosciuto insegnanti di yoga, istruttori di golf e personal trainer che seguono i loro clienti solo via web!

Ma al di là di questo i digital nomad sono delle persone che hanno deciso di inseguire il sogno di girare e conoscere il mondo e lo fanno – nella maggior parte dei casi – con la mente aperta e curiosa di chi davvero vuole avvicinare e vivere altre culture e altri ambienti geografici per comprenderne la vita reale e non quella raccontata dai media.

Il mondo oramai è diventato piccolo e quella cittadina bulgara vede passare persone di tutti i continenti che la sera, non avendo lì una casa e una famiglia a cui tornare, con molta naturalezza creano la cosiddetta “community” condividendo il tempo libero.

Il Coworking Bansko di Matthias E Zeitler ospita al momento circa 100 digital nomad in quattro strutture diverse. Ciascuna di esse ha una sua caratteristica: c’è quella del silenzio, quella social, quella più tecnologica e quella immersa nel bosco per manti della natura. Lo stesso pass apre tutte le porte e ogni giorno puoi scegliere di andare indifferentemente in quella che ti occorre o che più risponde al tuo mood.  L’obiettivo è di arrivare a 500 postazioni in poco più di un anno.

Ho conosciuto solo alcune delle storie dei digital nomad che ho incontrato. La loro età è inferiore ai 35 anni o, ma più raramente, superiore ai 55. Questo è abbastanza comprensibile, se si pensa che per stare in giro per il mondo fondamentalmente non bisogna avere legami familiari troppo forti e quindi si parte prima di avere i figli o quando i figli sono già andati via di casa. Ma tutti sono accomunati da una scelta di individualismo animata dalla curiosità e dal desiderio di conoscenza.

La ricchezza di questi incontri culturali tra nazioni di tutto il mondo mi ha incoraggiata nel portare avanti il progetto di scambi internazionali che stiamo cercando di mettere in piedi. Sono sempre stata convinta che la conoscenza tra i popoli sia il presupposto per una pace duratura e c’è sempre tanto da imparare gli uni dagli altri.

Vorrei tentare così di attirare nei nostri spazi anche una parte della comunità di digital nomad di Roma che, in quanto tale, è una comunità itinerante e sempre diversa, ma numericamente consistente. I digital nomad costituiscono solo uno dei target di riferimento possibili per uno spazio di coworking. Cercare di ospitarne sempre almeno uno porta notizie e novità da tutto il mondo. Se pensate che non restano mai più di tre mesi nello stesso posto, potete immaginare quante cose hanno da raccontare! Il massimo dell’internazionalità è stata una ragazza danese che era Bansko per imparare dal tedesco al fine di aprire insieme ad un ragazzo canadese un coworking in Nepal!

Ma un’altra cosa importante che ho riportato a casa è la conferma che ci stiamo muovendo nella direzione giusta, anche se abbiamo bisogno di rinforzarci e organizzarci meglio. La grande novità che questo convegno di Bansko voleva anticipare, infatti, è che – non essendo l’attività di coworking redditizia di per sé in nessuna nazione del mondo – il futuro sarà quello di organizzare piccoli spazi all’interno di realtà imprenditoriali già esistenti per poi mettere in rete le persone. Questo perché chi ospita si sostiene economicamente con l’indotto che il coworking porta alla sua principale attività e perché la ricchezza e il vantaggio vero di chi decide di lavorare in un coworking è proprio la rete di relazioni e collaborazioni che questi ambienti naturalmente creano…
Non vi suona tanto da Cowalking Point?